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Glossario SEO per PMI: 40 termini spiegati senza gergo

Glossario SEO per PMI con i termini principali spiegati su un sito WordPress

Ti è mai capitato di annuire mentre un consulente parlava di canonical, crawl budget o search intent, senza essere sicuro di aver capito? Questo glossario SEO serve a evitarlo. Raccoglie 40 termini in ordine alfabetico. Per ognuno trovi una definizione in una riga, un esempio preso da un sito WordPress o WooCommerce e cosa fare in pratica.

Come usare questo glossario SEO

Non serve leggerlo tutto d’un fiato. Tienilo aperto quando consulti Google Search Console, quando configuri il plugin SEO o quando ricevi un report. I termini sono raggruppati per lettera, così trovi subito quello che ti serve. Gli esempi sono volutamente terra terra: un negozio di ceramiche su WooCommerce, lo studio di un commercialista, un blog di ricette.

Termini dalla A alla C

Esempio di SERP di Google con title tag, meta description e CTR evidenziati
  • Alt text: descrizione testuale di un’immagine. Esempio: invece di «IMG_2034», scrivi «tazza in ceramica blu fatta a mano». Lo compili nella libreria media di WordPress.
  • Anchor text: il testo cliccabile di un link. Esempio: «scopri le tazze artigianali» comunica molto più di «clicca qui».
  • Backlink: un link da un altro sito verso il tuo. Esempio: un blog di arredamento che cita il tuo shop. Ne conta la qualità, non il numero.
  • Breadcrumb: il percorso di navigazione «Home › Tazze › Tazza blu». Rank Math e Yoast lo attivano in pochi clic.
  • Cannibalizzazione: due tue pagine competono per la stessa keyword. Esempio: due articoli su «come detrarre le spese mediche». Uniscili e reindirizza quello più debole.
  • Canonical: tag che indica a Google la versione principale di una pagina. Utile quando lo stesso prodotto appare con URL diversi per colore o taglia.
  • Core Web Vitals: metriche di Google su velocità di caricamento (LCP), reattività (INP) e stabilità visiva (CLS). Un tema pesante con slider in homepage spesso le peggiora.
  • Crawl: la scansione delle pagine da parte di Googlebot. Se una pagina non è raggiungibile con nessun link, rischia di non venire scansionata.
  • Crawl budget: quante pagine Google scansiona sul tuo sito in un dato periodo. Conta soprattutto per i grandi e-commerce, dove i filtri WooCommerce possono generare migliaia di URL inutili.
  • CTR: percentuale di clic sulle impression. Se un articolo ha 1.000 impression e 20 clic, il CTR è del 2%. Per alzarlo, riscrivi title e meta description.

Termini dalla D alla I

  • Dati strutturati: codice (schema.org) che descrive il contenuto a Google. Su WooCommerce permettono di mostrare prezzo e recensioni nei risultati.
  • Domain Authority: punteggio di Moz che stima la forza di un dominio. Non è una metrica di Google: usalo solo come termine di paragone.
  • Dofollow e nofollow: i link nofollow chiedono a Google di non trasferire valore. Si usano per i link sponsorizzati e per quelli nei commenti.
  • Contenuto duplicato: testi uguali su più URL. Esempio: descrizioni copiate dal fornitore su 200 prodotti. Riscrivi almeno quelle dei prodotti che vendono di più.
  • E-E-A-T: esperienza, competenza, autorevolezza e affidabilità. Una pagina autore con nome, foto e qualifiche aiuta, soprattutto su temi fiscali o di salute.
  • Featured snippet: il riquadro con la risposta diretta in cima alla SERP. Per puntarci, rispondi alla domanda in 40-50 parole subito sotto un sottotitolo.
  • Google Search Console: lo strumento gratuito di Google che mostra query, clic ed errori di indicizzazione. Collegalo prima di qualsiasi altra cosa.
  • Heading (H1, H2, H3): i livelli dei titoli. In WordPress il titolo dell’articolo è già l’H1: nel testo usa H2 e H3.
  • Impression: quante volte la tua pagina compare nei risultati, anche se nessuno la clicca.
  • Indicizzazione: l’inserimento di una pagina nell’archivio di Google. Pubblicare non basta: verifica lo stato con «Controllo URL» in Search Console.
  • Intent: lo scopo di chi cerca. «Tazza ceramica regalo» ha intento d’acquisto, «come si fa la ceramica» ha intento informativo. Scegli il formato della pagina di conseguenza.

Termini dalla K alla N

  • Keyword: la parola o la frase che le persone digitano su Google. Una pagina, una keyword principale.
  • Long tail: keyword lunghe e specifiche, con meno ricerche e meno concorrenza. «Commercialista forfettario Bergamo» converte meglio di «commercialista».
  • Link building: l’attività di ottenere backlink. Per una PMI funzionano bene fornitori, associazioni di categoria e testate locali.
  • Link interno: un link tra due pagine del tuo sito. Dall’articolo sulle detrazioni, collega la pagina del servizio di consulenza.
  • Meta description: il testo sotto il titolo nella SERP. Non influisce direttamente sul ranking, ma sul CTR sì. Tienila intorno ai 150-160 caratteri.
  • Mobile-first indexing: Google valuta principalmente la versione mobile del sito. Controlla sempre le schede prodotto dallo smartphone.
  • Noindex: istruzione che esclude una pagina dai risultati. Applicala a carrello, checkout e pagine di ringraziamento.

Termini dalla O alla S

  • Pillar page: guida ampia su un tema, collegata ad articoli più specifici (cluster). Esempio: «Guida alla ceramica fatta a mano» che rimanda a smalti, cottura e cura.
  • Permalink e slug: l’indirizzo della pagina e la sua parte finale. Imposta «Nome articolo» in Impostazioni › Permalink e usa slug brevi come /tazze-ceramica-blu/.
  • Posizione media: il piazzamento medio in SERP indicato da Search Console. Le pagine tra la posizione 8 e la 20 sono le prime da migliorare.
  • Redirect 301: reindirizzamento permanente da un URL a un altro. Usalo quando elimini un prodotto esaurito, per non perdere i backlink che ha raccolto.
  • Robots.txt: file che indica ai crawler quali percorsi non scansionare. Attenzione: bloccare la scansione non equivale a rimuovere una pagina dall’indice.
  • Search volume: quante ricerche mensili stimate riceve una keyword. È una stima: confrontala con i dati reali di Search Console.
  • SERP: la pagina dei risultati di Google, con link organici, annunci, mappe e snippet.
  • Sitemap XML: l’elenco delle pagine da far conoscere a Google. I plugin SEO la generano da soli: invia l’URL in Search Console.

Termini dalla T alla Z

  • Tassonomie: le categorie e i tag di WordPress. Troppi tag usati una volta sola creano pagine vuote: meglio poche categorie curate.
  • Thin content: pagine con poco valore, come schede prodotto di due righe. Aggiungi misure, materiali, uso e risposte ai dubbi più frequenti.
  • Title tag: il titolo blu cliccabile in SERP. Metti la keyword all’inizio e resta intorno ai 60 caratteri.
  • Traffico organico: le visite che arrivano dai risultati non a pagamento. È il numero da seguire mese dopo mese.

Da dove partire domani

Non devi padroneggiare tutti e 40 i termini per migliorare il sito. Parti da quattro azioni:

  1. collega Google Search Console e invia la sitemap;
  2. cerca le pagine con molte impression e CTR basso, poi riscrivi il loro title;
  3. controlla che carrello e checkout siano in noindex;
  4. aggiungi due link interni a ogni nuovo articolo.

Se il problema è trovare il tempo per scrivere con costanza, AutoPub genera e pubblica su WordPress articoli che arrivano già con title, meta description, slug e struttura dei titoli impostati. A te resta la revisione. Puoi provarlo gratis sul tuo blog e verificare il risultato prima di decidere.

Domande frequenti

Quali termini SEO deve conoscere per primi chi ha una piccola attività?

Keyword, intent, title tag, meta description, CTR, indicizzazione e link interno. Con questi sette puoi leggere Search Console e ottimizzare da solo la maggior parte delle pagine.

Che differenza c’è tra crawl e indicizzazione?

Il crawl è la scansione della pagina da parte di Googlebot. L’indicizzazione è la decisione di inserirla nell’archivio di Google. Una pagina può essere scansionata e non venire comunque indicizzata.

Il tag canonical serve anche su un piccolo sito WordPress?

Sì. I plugin SEO lo inseriscono in automatico su ogni pagina. Va controllato soprattutto su WooCommerce, dove varianti e filtri possono generare URL duplicati dello stesso prodotto.

La meta description influisce sul posizionamento?

Non direttamente. Influisce però sul CTR: una descrizione chiara e pertinente convince più persone a cliccare il tuo risultato invece di quello di un concorrente.

Domain Authority è una metrica di Google?

No, è un punteggio creato da Moz. Altri strumenti hanno indicatori simili. Usali per confrontarti con i concorrenti, non come misura ufficiale della qualità del tuo sito.